Che cos’è la crisi? La questione è semplice (con qualche considerazione sulla Banca d’Inghilterra)

imagesIl nuovo Chief Economist della Banca d’Inghilterra, Andrew Haldane ha recentemente dichiarato che l’intero sistema economico deve essere ripensato dalle fondamenta. Qui trovate il saggio dal quale sono tratte le sue affermazioni. La sua dichiarazione segue il report della Banca d’Inghilterra nel quale si afferma (finalmente!) che la gran parte del denaro in circolazione viene creato dalle Banche commerciali mediante i prestiti e che pertanto la creazione del denaro dipende dall’incremento del debito. Insomma, gli Inglesi che hanno fatto dell’innovazione dei sistemi bancari la loro arma vincente, si sono accorti che qualcosa non funziona e che il sistema sta sul punto del collasso e cercano soluzioni diverse. ovviamente in un’ottica di potere come hanno sempre fatto.  Mentre per noi la soluzione va nella opposta direzione dello smantellamento del potere.  E allora ripropongo questo articolo di un anno fa che spiega, in questa chiave interpretativa di cui ora si è accorta la Banca d’Inghilterra, che cos’è la crisi e come funziona. L’alternativa, come già avvertivo quindici anni fa è tra un cambiamento del sistema in una chiave di potere e un cambiamento in una direzione opposta di riduzione e di svuotamento del potere. Il resto segue necessariamente.

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Lettera aperta a Paolo Barnard

Leggo sul blog di Paolo Barnard queste “considerazioni” a proposito di Warren Mosler e, incidentalmente, dei texani che ne hanno sostenuto in un primo tempo le teorie e dei gruppi MMT e poi MEMMT che lui stesso ha creato. Sulla MMT, o meglio sulle teorie di Mosler ho già scritto le mie considerazioni in questo articolo dell’anno scorso. Sulla scoperta dei texani e dello strumento unico della Rivoluzione ho scritto tre anni fa in quest’altro articolo. Questo primo articolo era parecchio polemico, contrariamente alle mie abitudini, ma credo fosse inevitabile. In un certo senso anticipava quello che è successo. Ora che Paolo Barnard è rimasto da solo, tradito sia dai cow boys texani che dal trader Warren Mosler, abbandonati dagli stessi gruppi MMT che aveva creato in tutta Italia e infine buttato fuori dalla Gabbia di Paragone, per la stessa ragione di fondo, ovvero che il potere e i suoi uomini fanno sempre schifo, dovunque li metti, mi sembra giusto scrivergli. Forse, con la testa sgombra dalle lucciole della MMT sarà in condizioni di ragionare.

Caro Paolo, mi dispiace. Anche se in qualche modo te l’avevo detto, comunque mi dispiace. Non me ne frega niente degli insulti che hai elargito a me (a quanto mi hanno riferito) ed a tutti quelli che in Italia, fuori dal pensiero mainstream, hanno cercato di dare un senso alla critica al sistema finanziario ed economico. Spesso scrivendo sciocchezze o banalità, ma almeno ci hanno provato in buona fede e non meritavano di essere buttati tutti nel cesso come hai fatto. Non c’era bisogno di andare in Texas per scoprire comunismo sovietico, bastava farne oggetto di una riflessione meno viscerale e più razionale.

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Critica della Modern Monetary Theory

 

Ho già scritto un paio di anni fa su questo argomento prendendo spunto dalla pubblicazione dell’opuscolo di Paolo Barnard sulla teoria che egli propugna in Italia. In quell’articolo c’erano diversi cenni di critica verso la teoria per quello che se ne capiva dagli scritti di Barnard. Mi riservavo di scrivere un articolo completo appena possibile, ed ora credo sia arrivato il momento di farlo.

 

La MMT è una teoria sostanzialmente “cartalista”. Sostiene, invero, che la moneta acquisti valore perché emessa dallo Stato e non per il suo valore intrinseco, come per la moneta metallica o per le riserve a fronte delle quali sono emesse le banconote. I principali sostenitori della teoria fanno capo all’università del Missouri Kansas City e sono Randall Wray, Stephanie Kelton, William Black, Michael Hudson oltre a Warren Mosler, fondatore del Centro per la Piena Occupazione e la Stabilità del Prezzi presso la stessa Università che ne è il principale ideatore.

Il fondamento della teoria è che lo Stato può emettere tutta la moneta necessaria per raggiungere la piena occupazione e per la spesa pubblica. Uno Stato sovrano non può fallire, appunto perché può sempre pagare i titoli di debito che ha emesso. Non ci sono quindi limiti razionali al deficit né al debito che, in un’organizzazione del genere, si risolve in un mero artificio contabile. La tassazione non ha lo scopo di generare le risorse per la spesa pubblica, ma di controllare la quantità di moneta emessa: lo Stato aumenta le tasse se l’economia si espande troppo e le abbassa quando l’economia ristagna. Com’è dimostrato dal Giappone, il livello del debito non rappresenta un problema, anzi esso rappresenta la ricchezza dei cittadini quando, come in Giappone, è detenuto in gran parte dagli stessi cittadini.

Il programma di piena occupazione viene perseguito dallo Stato generando attività lavorative per tutte le categorie di persone che non trovano o hanno perduto l’occupazione nel settore privato. In questo modo, il livello dei salari, che deve essere sufficiente per garantire una vita dignitosa al lavoratore ed alla sua famiglia, determina un minimo anche nel settore privato, poiché nessuno lavorerebbe nell’industria privata per un salario inferiore a quello garantito dallo Stato. Il denaro entra in circuito prevalentemente perché creato dallo Stato, tuttavia questo non comporta l’eliminazione del denaro di debito della M2 poiché le banche continueranno a svolgere le loro funzioni anche se i privati avranno meno interesse a rivolgersi al mercato privato. L’emissione di titolo del debito pubblico, che sarà ridenominato debito di Stato, sarà facoltativa, visto che lo Stato può creare tutta la moneta che vuole.

 Questo il sistema nelle sue linee generali. La prima critica che viene mossa a questo sistema è che esso genererebbe una crescente inflazione, ma gli MMT replicano dicendo che la moneta creata dallo Stato per alimentare spesa pubblica e occupazione non può generare inflazione ma ricchezza, poiché si tratta di spese produttive.

Su questo punto ho molti dubbi.

  1. Non è affatto vero che la spesa pubblica sia sempre produttiva, anzi è spesso verificato il contrario. Nella storia, la spesa pubblica effettuata dagli Stati comunisti dell’URSS e paesi satelliti ha generato grandi benefici quando è stata indirizzata verso investimenti produttivi o settori di cui era nota la redditività ed il ritorno in termini di beni, ma ha causato sfracelli nel conti pubblici e nell’economia privata quando la spesa è stata indirizzata verso investimenti scelti secondo una logica politica. Michele Boldrin, che insegna economia alla Washington University di Saint Louis, sostiene che non c’era bisogno di inventare la MMT, bastava prendere il socialismo che esiste da secoli per avere gli stessi effetti.

  1. La MMT presuppone un forte dirigismo centralista dello Stato. Questi emette la moneta, la introduce nel sistema finanziando investimenti produttivi e garantendo la Piena Occupazione. Ciò comporta una enorme burocrazia che si occupi sia di ideare e realizzare gli investimenti produttivi, sia di creare i posti di lavoro per garantire la Piena Occupazione. Con la conseguenza che i criteri per queste due attività, che occuperebbero parte consistente del PIL, avrebbero due possibili indirizzi strategici, o quello politico, o quello burocratico, come è amaramente accaduto proprio nei paesi di socialismo reale.

 Entrambe queste opzioni sono deleterie.

    1. Per l’indirizzo politico basti ricordare che in tutto il mondo il “divorzio” tra Tesoro e Banca Centrale, ovvero l’autonomia di questa nelle decisioni di politica finanziaria, fu dovuto alla insostenibilità delle pressioni delle lobbies politiche sui conti pubblici ed alla necessità di avere una gestione tecnica della politica monetaria. Che poi questa separazione abbia creato altri problemi, è un’altra questione, ma è falso che la sottomissione delle politiche monetarie alle decisioni del Governo sia la panacea di tutti i mali, anzi.

    2. Per l’indirizzo burocratico, ricordo quello che John K. Galbraith racconta in “Money” a proposito del successo dell’economia dell’URSS. Dopo il primo piano quinquennale che effettivamente ebbe un grande successo, i burocrati si trovarono di fronte al compito i fare il secondo piano, e per non sbagliare, visto che gli errori si pagavano con la vita o con l’esilio in Siberia, molti decisero di fare esattamente le stesse cose che avevano avuto tanto successo con il primo piano quinquennale, con conseguenze ovviamente disastrose.

  1. Siamo d’accordo sul fatto che la moneta debba essere emessa per finanziare investimenti produttivi, e questo è un punto essenziale del progetto Faz, ma il punto nodale è che la decisione sugli investimenti deve essere degli imprenditori e non dello Stato, e che il ruolo di questo è limitato alla spesa pubblica in quanto necessaria, e in misura proporzionale agli investimenti nel loro complesso, e non ad libitum. Il meccanismo di finanziamento degli investimenti deve essere il più possibile automatico: le imprese ricevono i finanziamenti che chiedono in base al merito creditizio ed alla capacità di restituzione, e non in base alle decisioni della burocrazia o della politica, che comportano spesso corruzione o favoritismi clientelari. La valutazione della redditività della spesa pubblica deve essere fatta a posteriori, in base al moltiplicatore keynesiano, ed in funzione del tempo occorrente perché questa spesa dispieghi i suoi effetti nell’economia. In questo senso, gli effetti della spesa pubblica produttiva, sono in genere molto più lenti di quella privata ed hanno un tempo di obsolescenza più lungo. Di questo si dovrà tenere conto nello stabilire il tasso negativo per quelle emissioni, che concorrerà a formare il tasso medio che sarà determinato dall’autorità monetaria in un range costituito dalla media di tutti gli investimenti effettuati. Nel progetto Faz, l’autorità monetaria determina sia il livello del Reddito di Cittadinanza, sia il livello del tasso negativo nell’ambito dei dati in suo possesso, e lascia la decisione di collocarsi all’interno del range possibile che ne deriva alla politica. In altri termini, un rallentamento dell’economia può essere combattuto ponendo il tasso negativo al massimo del range possibile ed incrementando il RdC egualmente al massimo possibile, mentre un surriscaldamento dell’economia si può contrastare con manovre in senso opposto.

  1. Il Reddito di Cittadinanza ha lo stesso effetto, per i redditi e per i minimi salariali, della Piena Occupazione ma senza i costi di questa e lasciando i cittadini liberi di scegliere la propria occupazione con cui incrementare il proprio reddito e, soprattutto, esprimere la propria creatività. Questa è l’unica garanzia di crescita culturale e spirituale di un popolo che necessariamente porta con sé una crescita ed una maturazione anche sul piano economico. Il meccanismo della Piena Occupazione sembra inevitabilmente destinato a garantire la sottooccupazione a costi molto elevati, problema cronico di tutte le economie di socialismo reale. I tempi di reazione della burocrazia rispetto alle esigenze del mercato sono necessariamente molto più lenti ed il rischio permanente è che la formazione sia sempre inadeguata rispetto alle esigenze, con tutti i problemi che questo comporta.

  1. Il punto nodale è che le decisioni sulle scelte economiche e sulla migliore allocazione delle risorse devono venire dal basso, e non essere imposte dall’alto. Questa è una delle poche lezioni chiare della storia e del capitalismo che ha mostrato la maggiore efficienza proprio in mercati concorrenziali, mentre la presenza di mon8opoli o oligopoli ne ha sempre ridotto l’efficienza. Un ruolo importante dello Stato sarà quindi quello di regolare la concorrenza evitando l’instaurazione di monopoli e di oligopoli colpendo con imposte progressive gli accumuli di materie prime o di beni essenziali (quali la casa, i terreni, le tecnologie, le scoperte scientifiche, eccetera). Questo serve anche ad evitare che il tasso negativo possa essere vanificato dall’uso di altri beni come moneta, anche se questo problema, di un certo rilievo all’epoca in cui Keynes scrisse la critica alla proposta di Gesell, oggi è limitato a un certo livello di transazioni, ma non ha alcuna influenza rispetto alla vita quotidiana.

  1. Un ulteriore rilevo critico è dato dal fatto che il debito non è affatto neutro rispetto alla distribuzione della ricchezza, anzi esso è l’elemento essenziale perché questa con il tempo diventi fortemente squilibrata. Il debito, infatti, comporta il pagamento di interessi ed i tassi sono facilmente manovrabili da parte di chi crea moneta sotto forma di debito e dal parte della speculazione finanziaria, nella misura in cui può incidere sulla quotazione dei titoli di debito. Il pagamento degli interessi sul debito aggregato, di cui la MMT non pare preoccuparsi più di tanto, è lo strumento attraverso il quale opera il trasferimento di ricchezza dall’economia reale alla rendita. È proprio la rendita finanziaria il problema, e il tasso negativo risolve alla radice questo problema.

  2. Un punto nodale che la MMT trascura del tutto è una delle ragioni principali per cui le economie occidentali sono in crisi e con esse, tutte le economie del mondo. Il problema, noto ormai da oltre settant’anni, è la cosiddetta trappola della liquidità. Se la moneta può essere accumulata come una merce qualsiasi, essa lo sarà certamente in tempi di crisi, finché gli operatori e i risparmiatori non riacquistano fiducia nella ripresa economica e non decidono di spendere i capitali accumulati. Finché rimane fermo nelle banche, nei paradisi fiscali, dentro i materassi, il denaro non vale niente per l’economia, perché non gira e non produce alcun effetto. Il problema si pone quando, riacquistata la fiducia ed a seguito delle politiche della Banca Centrale (tipo il QE operato dalla FED) o dallo Stato MMT, con un allentamento del prelievo fiscale ed un deficit spending positivo, una enorme massa di moneta accumulata ed inutilizzata arriva all’improvviso sul mercato generando inflazione. I meccanismi di stabilizzazione della MMT consistono nel prelievo fiscale e nel rastrellamento di liquidità tramite l’emissione di Titoli di Stato con un interesse superiore alla redditività prevista negli investimenti, ma a parte il fatto che queste due misure appaiono comunque insufficienti, il loro effetto sarà quello di aumentar le diseguaglianze sociali invece di ridurle. L’unico modo per impedire gli effetti indesiderati della trappola della liquidità è di togliere al denaro in sé la funzione i riserva di valore e questo è possibile solo per mezzo del tasso negativo. In un ambiente a tasso negativo le oscillazioni della velocità di circolazione sono certamente molto inferiori a quelle cui siamo abituati in un sistema monetario in cui il denaro svolge la funzione di riserva di valore.

– Segue –

Burocrazia e fiscalità oppressiva

Burocrazia e fiscalità oppressiva   Quando ero ragazzo, mio padre mi spiegò cosa fosse la burocrazia, e per farmi capire bene mi raccontò una storiella.

“Due leoni si incontrano a villa Borghese a Roma: uno era pallido ed emaciato, magrissimo, quasi scheletrico, dall’aria rassegnata e stanca. L’altro, invece, era grasso e ben pasciuto, ma fortemente preoccupato ed allarmato. Quello grasso si rivolge al compagno chiedendogli cosa gli fosse capitato per essersi ridotto in quelle condizioni. E quello gli racconta la sua storia. “Io vivevo al giardino zoologico, e stavo benissimo. Bistecche tutti i giorni, vita tranquilla, leonesse affettuose. Qualche mese fa, al Ministero, vince l’appalto per le forniture alimentari dello Zoo, una ditta che aveva fatto un’offerta molto bassa per il servizio, e molto generosa per i funzionari. Questa nuova ditta, non so se involontariamente o meno, commette un errore per me tragico: mi attribuisce la dieta delle scimmie, a base di noccioline, invece di quella dei leoni, tutta di carne.

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Che cos’è la crisi? La questione è semplice

imagesGrande è la confusione che regna sotto il cielo: la situazione è eccellente. Questa frase che Mao Dse Dong pronunziò durante la rivoluzione culturale, rende perfettamente l’idea del momento che stiamo vivendo. Tuttavia, proprio quando le cose sembrano più complicate, emerge l’estrema semplicità della natura dello scontro in atto. La questione è semplice: da una parte c’è una massa di ricchi sempre più ricchi e sempre più ristretta che vuole tutto, e dall’altra c’è una massa crescente di diseredati che vengono mano a mano esclusi da tutto.

Facciamo due conti. In Italia il debito aggregato è pari al 314% del PIL. Ricordo che il debito aggregato consiste nella somma dei debiti dello Stato, degli Enti pubblici, delle imprese e delle famiglie, insomma di tutti i debiti contratti in una nazione. Nel 2011, secondo il rapporto McKinsey, questo debito in Italia era arrivato a 3,14 volte il PIL.

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Diamoci un taglio

ghigliottinaLa parola d’ordine imperante, ora, è dare un taglio alle spese. Cominciando dai Parlamentari, tutti a 2.500 euro al mese, così danno il buon esempio, invece di rappresentare lo spreco, il privilegio, l’ingiustizia distributiva per antonomasia. D’altra parte bisogna cominciare dalla testa e tagliando gli stipendi ed i rimborsi ai parlamentari si risparmiano un centinaio di milioni che possono servire a fare altro. Poi direi che occorre passare, senza fermarsi, al taglio degli stipendi dei rappresentanti delle Regioni, delle Province e dei Comuni, che pure sono elevati e senza giustificazione alcuna. Anzi, per la verità, le Province vanno proprio eliminate e le loro funzioni assorbite dalle Regioni, così si riducono il numero dei rappresentanti e i loro sprechi.E già qui il risparmio sarebbe di qualche centinaio di milioni.

Ma non ci si può fermare qui, perché sarebbe pura demagogia. Ci sono da tagliare di brutto gli stipendi degli alti manager dello Stato, tra cui i magistrati, i cui emolumenti sono agganciati a quelli dei deputati.

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