Che cos’è la crisi? La questione è semplice (con qualche considerazione sulla Banca d’Inghilterra)

imagesIl nuovo Chief Economist della Banca d’Inghilterra, Andrew Haldane ha recentemente dichiarato che l’intero sistema economico deve essere ripensato dalle fondamenta. Qui trovate il saggio dal quale sono tratte le sue affermazioni. La sua dichiarazione segue il report della Banca d’Inghilterra nel quale si afferma (finalmente!) che la gran parte del denaro in circolazione viene creato dalle Banche commerciali mediante i prestiti e che pertanto la creazione del denaro dipende dall’incremento del debito. Insomma, gli Inglesi che hanno fatto dell’innovazione dei sistemi bancari la loro arma vincente, si sono accorti che qualcosa non funziona e che il sistema sta sul punto del collasso e cercano soluzioni diverse. ovviamente in un’ottica di potere come hanno sempre fatto.  Mentre per noi la soluzione va nella opposta direzione dello smantellamento del potere.  E allora ripropongo questo articolo di un anno fa che spiega, in questa chiave interpretativa di cui ora si è accorta la Banca d’Inghilterra, che cos’è la crisi e come funziona. L’alternativa, come già avvertivo quindici anni fa è tra un cambiamento del sistema in una chiave di potere e un cambiamento in una direzione opposta di riduzione e di svuotamento del potere. Il resto segue necessariamente.

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A proposito dell’inflazione, della deflazione e della loro natura

INFLAZIONELeggo un po’ di confusione intorno a questi argomenti, il che non è una novità. L’ultima in ordine cronologico, è un post apparso sull’eccellente testata “Voci dall’estero“, che riporta un articolo apparso sul blog di un giovane economista americano Noah Smith, il quale critica aspramente la convinzione diffusa che l’inflazione renda più poveri, poiché questo argomento comporterebbe che la deflazione rende più ricchi. Per la sua “critica”, diciamo così, usa un argomento banale ma di un certo effetto. Dal 1980 ad oggi l’inflazione è stata del 186,76% circa. Per comprare una cosa che nel 1980 costava 100 dollari, adesso ne occorrono 286,76. Insomma, se in questo lasso di tempo non ci fosse stata inflazione, il nostro potere di acquisto di ora sarebbe più che raddoppiato e quindi potremmo comprare molte più cose. Non solo, ma se ci fosse una deflazione del 90% all’anno, il nostro potere di acquisto si moltiplicherebbe per dieci ogni anno, consentendo a tutti di avere case grandi, lo yacht, la Ferrari ed altre simili meraviglie. Questa assurda conclusione, sta a dimostrare che il ragionamento è assurdo poiché non è certo la deflazione che costruisce le Ferrari né gli yacht né le case più grandi. Quindi, non è vero che l’inflazione renda più poveri, poiché né l’una né l’altra costruiscono navi, case e automobili. Il buon Noah suggerisce una risposta alla domanda del perché l’aumento dei prezzi non si traduca in un impoverimento generale: la risposta è, banalmente, che la spesa di qualcuno è sempre il reddito di qualcun altro…

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Uscire dall’euro e dall’Europa? Il ritorno dei nazionalismi

euro4Da qualche tempo le critiche all’euro sono diventate di moda, e da più parti si levano voci che reclamano un’immediata uscita dalla camicia di forza della moneta unica, con il coro di altre voci che reclamano anche l’uscita dell’Italia dalla UE. La cosa preoccupante è che si tratta per lo più di voci che provengono da ambienti che fino a qualche giorno fa difendevano a spada tratta non solo l’Unione Europea ma anche l’Euro, e che cercavano di ridicolizzare ogni tentativo di avanzare critiche serie al trattato di Maastricht ed agli accordi che l’hanno seguito. Gli stessi parlamentari che hanno votato all’umanità l’adesione al trattato di Lisbona, la costituzione dell’Eurogendfor,  e tutte le altre leggi che, come sottolinea giustamente Barnard nel suo articolo, nessuno ci ha mai chiesto di votare. D’altra parte, non sarebbe stato necessario, visto il coro unanime della politica, dei giornali, delle televisioni e persino dei sondaggi. Per la verità, il trattato di Lisbona è stato pensato e scritto in modo deliberatamente oscuro e incomprensibile, proprio per evitare che a qualcuno venisse in mente di chiedere una consultazione popolare su di esso, ma dubito francamente che se pure fosse stata organizzata, in Italia un qualsiasi referendum sull’Europa avrebbe avuto un esito diverso dal consenso pressoché cieco e unanime che è stato espresso dal Parlamento in entrambi i suoi rami. Il grafico qui a fianco esprime chiaramente questa situazione. Nel 2002 la fiducia nell’Unione Europea era ai massimi livelli. Ora la situazione è praticamente invertita, la fiducia nell’Unione ha raggiunto il livello che aveva la sfiducia dodici anni fa. In Italia c’è un problema culturale enorme, la gente non sa, non capisce, non si informa, non legge, non discute se non quando è proprio costretta a farlo. E anche allora, preferisce gli slogan, le parole d’ordine semplici, le soluzioni apparenti, le prese di posizione preconcette e che fanno leva sugli impulsi deteriori e banali. La riflessione, il ragionamento, la discussione anche accesa, ma leale e franca tra posizioni contrapposte non fa parte del nostro DNA. Come ha efficacemente detto Gino Strada l’altra sera a Servizio Pubblico, discutere con certa gente è come discutere con l’aspirapolvere.

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La UE alla battaglia di Cipro

ciproLa UE ha invitato il governo di Cipro a recuperare 5,8 miliardi di imposte straordinarie per poter fruire del piano di salvataggio di 10 miliardi messo a punto dai tecnici della BCE. Il suggerimento della troika era di tassare i depositi superiori ai 100.000 euro giacenti sui conti correnti ciprioti. In questo modo, non solo si sarebbero colpiti i più ricchi, ma soprattutto i depositi intestati ai russi e di dubbia provenienza. Com’è noto, Cipro è sospettata di essere una centrale di riciclaggio del denaro sporco di proprietà della mafia russa, e insomma, se si vuole stare in Europa un minimo di decenza occorre praticarla. Il governo cipriota, per non inimicarsi del tutto i ricchi russi che hanno fatto del paese una delle basi principali dei loro depositi, hanno optato per una imposta su tutti i conti correnti, del 6,75% per quelli inferiori a 100.000 euro e del 9,9% per quelli sopra questa soglia. Insomma, hanno fatto lo sconto ai ricconi, ma hanno allarmato molto la popolazione che si è vista sfilare dalle tasche una parte dei quattro spiccioli che possiede.

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Diamoci un taglio

ghigliottinaLa parola d’ordine imperante, ora, è dare un taglio alle spese. Cominciando dai Parlamentari, tutti a 2.500 euro al mese, così danno il buon esempio, invece di rappresentare lo spreco, il privilegio, l’ingiustizia distributiva per antonomasia. D’altra parte bisogna cominciare dalla testa e tagliando gli stipendi ed i rimborsi ai parlamentari si risparmiano un centinaio di milioni che possono servire a fare altro. Poi direi che occorre passare, senza fermarsi, al taglio degli stipendi dei rappresentanti delle Regioni, delle Province e dei Comuni, che pure sono elevati e senza giustificazione alcuna. Anzi, per la verità, le Province vanno proprio eliminate e le loro funzioni assorbite dalle Regioni, così si riducono il numero dei rappresentanti e i loro sprechi.E già qui il risparmio sarebbe di qualche centinaio di milioni.

Ma non ci si può fermare qui, perché sarebbe pura demagogia. Ci sono da tagliare di brutto gli stipendi degli alti manager dello Stato, tra cui i magistrati, i cui emolumenti sono agganciati a quelli dei deputati.

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I Tedeschi, l’Euro e il gioco dell’OCA

300px-Goosy_Goosy_Gander_02Gary Lineker,  grande campione inglese degli anni novanta, diceva che il calcio è un gioco semplice: per novanta minuti ventidue uomini prendono a calci un pallone su un prato rettangolare, e alla fine vincono i tedeschi.

Esiste un altro gioco al quale i tedeschi vincono spesso, ed è il gioco dell’OCA. Che non è quello che tutti conoscono, ma una teoria economica poco conosciuta dal pubblico, come gran parte delle teorie economiche, ma che è particolarmente utile per capire che fine ci farà fare l’Euro se non si prendono adeguati provvedimenti.

La teoria si chiama OCA Theory, dove OCA è un acronimo che sta per Optimum Currency Area, ovvero Area Valutaria Ottimale (AVO) ed è stata esposta per la prima volta nel 1961 dall’economista americano Robert Mundell. Descrive le condizioni per ottenere le migliori condizioni in aree economiche che decidono di operare con una moneta comune.Americani e canadesi hanno studiato a lungo la questione, perché sia gli USA che il Canada sono aree in cui opera la stessa moneta anche se caratterizzate da diversità politiche e linguistiche.

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