A proposito dell’inflazione, della deflazione e della loro natura

INFLAZIONELeggo un po’ di confusione intorno a questi argomenti, il che non è una novità. L’ultima in ordine cronologico, è un post apparso sull’eccellente testata “Voci dall’estero“, che riporta un articolo apparso sul blog di un giovane economista americano Noah Smith, il quale critica aspramente la convinzione diffusa che l’inflazione renda più poveri, poiché questo argomento comporterebbe che la deflazione rende più ricchi. Per la sua “critica”, diciamo così, usa un argomento banale ma di un certo effetto. Dal 1980 ad oggi l’inflazione è stata del 186,76% circa. Per comprare una cosa che nel 1980 costava 100 dollari, adesso ne occorrono 286,76. Insomma, se in questo lasso di tempo non ci fosse stata inflazione, il nostro potere di acquisto di ora sarebbe più che raddoppiato e quindi potremmo comprare molte più cose. Non solo, ma se ci fosse una deflazione del 90% all’anno, il nostro potere di acquisto si moltiplicherebbe per dieci ogni anno, consentendo a tutti di avere case grandi, lo yacht, la Ferrari ed altre simili meraviglie. Questa assurda conclusione, sta a dimostrare che il ragionamento è assurdo poiché non è certo la deflazione che costruisce le Ferrari né gli yacht né le case più grandi. Quindi, non è vero che l’inflazione renda più poveri, poiché né l’una né l’altra costruiscono navi, case e automobili. Il buon Noah suggerisce una risposta alla domanda del perché l’aumento dei prezzi non si traduca in un impoverimento generale: la risposta è, banalmente, che la spesa di qualcuno è sempre il reddito di qualcun altro…

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Burocrazia e fiscalità oppressiva

Burocrazia e fiscalità oppressiva   Quando ero ragazzo, mio padre mi spiegò cosa fosse la burocrazia, e per farmi capire bene mi raccontò una storiella.

“Due leoni si incontrano a villa Borghese a Roma: uno era pallido ed emaciato, magrissimo, quasi scheletrico, dall’aria rassegnata e stanca. L’altro, invece, era grasso e ben pasciuto, ma fortemente preoccupato ed allarmato. Quello grasso si rivolge al compagno chiedendogli cosa gli fosse capitato per essersi ridotto in quelle condizioni. E quello gli racconta la sua storia. “Io vivevo al giardino zoologico, e stavo benissimo. Bistecche tutti i giorni, vita tranquilla, leonesse affettuose. Qualche mese fa, al Ministero, vince l’appalto per le forniture alimentari dello Zoo, una ditta che aveva fatto un’offerta molto bassa per il servizio, e molto generosa per i funzionari. Questa nuova ditta, non so se involontariamente o meno, commette un errore per me tragico: mi attribuisce la dieta delle scimmie, a base di noccioline, invece di quella dei leoni, tutta di carne.

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O la borsa o la vita!

La Federal Reserve nel suo report triennale sullo stato dell’economia americana, rileva che le famiglie americane sono tornate al patrimonio che avevano nel 1992. Negli ultimi tre anni hanno perso il 39% del patrimonio, soprattutto per la caduta delle borse e dei valori immobiliari. Ovviamente la crisi ha colpito le fasce più deboli poiché i ricchi hanno invece visto aumentare il loro patrimonio,  al punto che la differenza dei patrimoni è arrivata a 192 volte da 138 che era nel 2007, e anche il reddito che se è sceso in media del 7,7%, è invece aumentato per le fasce più ricche dell’1,8%.

Sono gli effetti inevitabili di quella illusione folle che prese l’umanità ad inizio secolo, quando si pensava che affidando alla borsa risparmi e pensioni ci si sarebbe arricchiti tutti. Allora scrissi un articolo che riporto qui sotto. L’ho pubblicato a maggio 2000 ma sembra scritto ieri, anzi stamattina, visto come sta andando l’economia e la borsa. La cosa assurda è che i signori che ci hanno spinto in questo casinò sono gli stessi che ancora comandano l’economia e la finanza. E staranno lì finché non saranno presi a calci nel sedere e buttati al macero. Come i vecchi libri che non legge più nessuno. Ma almeno la carta dei libri si può riciclare, questi proprio no.

http://domenicods.wordpress.com/2000/05/17/o-la-borsa-o-la-vita/