FAZ, Zona Finanziaria Autonoma

La FAZ, ZONA FINANZIARIA AUTONOMA è un sistema economico alternativo basato sull’ abbondanza piuttosto che sulla scarsità.

La FAZ è una proposta concreta per un cambiamento economico strutturale attraverso un innovativo e sostenibile modello di aggregazione socio-produttiva, basato sulla partecipazione, che facilita la creazione di ricchezza e contemporaneamente la sua redistribuzione sociale. Sia fornendo supporto, protezione e sviluppo dell’economia, che tutela delle parti più economicamente deboli della popolazione, che aumento del finanziamento dei servizi di pubblica utilità, tutto ciò senza aumentare il debito. Entrando nella FAZ, aziende, associazioni, istituzioni e privati avranno la possibilità di gestire i propri rapporti economici e sociali utilizzando gli strumenti unici forniti dalla FAZ: una moneta, da spendere all’interno della FAZ, prestiti senza interesse, reddito di base periodicamente distribuito equamente a tutti i partecipanti in funzione della ricchezza prodotta nella FAZ.

Un’economia della post-scarsità. Per cambiare la nostra società è necessario cambiare l’economia, rifondandola sull’abbondanza piuttosto che sulla scarsità. Secondo Richard Stallman (GNU Manifesto, 1985) e Cory Doctorow (Down and Out in the Magic Kingdom, 2003), un’ “economia della post-scarsità” è un sistema per la gestione e l’allocazione di risorse sempre sufficienti a soddisfare le esigenze percepite da parte degli individui. Invece l’ economia che conosciamo, o l’”economia della scarsità”, è un sistema in cui v’è una efficiente allocazione di risorse scarse per definizione, o sempre al di sotto dei bisogni percepiti dagli individui.

Risorse abbondanti. Secondo Frank Tipler (Physics of Immortality, 1988), le risorse sono illimitate – abbondanti, ma, naturalmente, non infinite – nel regno fisico, nel senso che sono sempre sufficienti per ogni unità vivente nel tempo della sua vita. Un esempio concreto di abbondanza illimitato ma non infinito, è l’energia solare: l’uomo riceve dal sole 3.850.000 exajoules di energia ogni anno, mentre il consumo di energia totale è inferiore a 440 exajoules (fonte: Wikipedia).

Il fatto che questa abbondanza non è ancora disponibile dimostra che il problema delle risorse è una questione che va vista come non-oggettiva, ma in prospettiva, che cioè deve essere posto su un livello concettuale e non su uno meramente contabilistico, data una determinata capacità di utilizzo. Questo, infatti, dipende dalla conoscenza scientifica, che ha una capacità di crescita almeno pari all’espansione della vita nell’universo.

Ricchezza come informazione. La dimostrazione fornita da Frank Tipler si basa sulle considerazioni di Friedrik Von Hayek (Selected Writings, 1972) secondo cui il capitale di un’azienda è dato dai flussi di reddito generati dalla organizzazione aziendale. Il capitale aziendale non è una somma di beni che hanno un proprio valore intrinseco ma è il modo in cui vengono utilizzate le risorse esistenti a determinare come vengono generati i flussi di reddito. Le opportunità di reddito generate dall’utilizzo del patrimonio complessivo dell’azienda sono funzione dei flussi di informazioni gestibili dall’azienda stessa. È possibile, quindi, definire le risorse in termini di opportunità e quindi di flussi di informazioni, gestibili da un organismo. Tipler giunge alla conclusione che le risorse dell’universo sono sempre sufficienti, in quanto è dimostrabile che la quantità di informazioni che possono essere gestite nel corso della vita di un organismo è necessariamente minore rispetto alle informazioni totalmente disponibili, qualunque sia la velocità di gestione di tali informazioni. Questo organismo può essere una vita elementare, una società, una galassia o l’intero universo e non cambia la natura del fenomeno. Se le risorse non sono infinite, ma abbondanti ed il loro utilizzo è legato alla conoscenza, deve essere ridefinito il concetto di ricchezza. La ricchezza di una comunità è data dalla capacità di organizzare i flussi informativi che generano opportunità di reddito e questa capacità di organizzazione dipende dalla creatività e dal livello culturale della società data. Se la ricchezza non è materiale, ne consegue che non è più necessario accumularla. Ciò cambia l’idea di denaro. Viene così meno il carattere essenzialmente reattivo del denaro, aprendo la strada alla nascita di un non-denaro che è flusso prima che stato, dove quindi, come nel caso del dono, ad una maggiore capacità e forza di essere speso non corrisponde necessariamente un impoverimento.

Sviluppo senza accumulazione di capitale. La prima e più rivoluzionaria conseguenza di questo assunto è che non c’è necessità di alcuna accumulazione materiale di capitale. Il capitale necessario per lo sviluppo di una società è dato dall’insieme delle conoscenze di quella società e dalla loro capacità di organizzazione. Senza questo elemento, tutte le materie prime del mondo non servirebbero a nulla e non potrebbero produrre alcunché.

Capitale sociale, Credito di vita, Credito di finanziamento. Questo corpo di conoscenze è il Capitale sociale, il motore dello sviluppo e della crescita di una società deve essere considerato un fattore di produzione insieme agli altri comunemente ritenuti necessari per la produzione, come ad esempio le materie prime, il lavoro, il capitale finanziario. Esso è costituito dalla moltiplicazione dei saperi di tutti i membri della società ed è una funzione reciproca della divisione e della specializzazione del lavoro. Infatti, l’incremento della divisione del lavoro comporta l’incremento delle conoscenze collettive, ma l’incremento di queste comporta anche reciprocamente un aumento della divisione del lavoro.

La remunerazione del Capitale sociale come fattore di produzione giustifica, a livello teorico, l’istituzione di un Reddito di Base Universale (UBI), che noi definiamo Credito di vita. Tutti i membri di una società hanno il diritto di partecipare alla distribuzione del reddito derivante dall’uso di un fattore di produzione. Alla formazione del quale ognuno partecipa, a prescindere da quale sia la misura della sua partecipazione, dal momento che il Capitale sociale non servirebbe a nulla senza il contributo di tutti. Senza quelle conoscenze non sarebbe infatti possibile alcuna attività di produzione. Il Credito di vita è un reddito di base e la ridistribuzione dei proventi del Capitale sociale genera un’idea di uguaglianza sociale che non comporta il livellamento delle differenze e del merito individuale. Queste differenze non si traducono in disuguaglianze economiche, ma tendono a porsi sul piano di riconoscimento sociale.

È ben noto che per il Moltiplicatore di Kahn e Keynes, l’investimento di una somma comporta un ritorno in ricchezza che va da due a cinque volte l’investimento effettuato. Il Credito di vita deve essere commisurato alla scala degli investimenti compiuti in una società e deve derivare dall’effetto del moltiplicatore, che qualsiasi investimento produce nella società. Una parte di ogni investimento deve andare a remunerare i fattori produttivi e il rischio di impresa, ma un’altra parte deve andare remunerare il Capitale sociale. Oggi invece questa parte finisce nella speculazione finanziaria, in una spirale verso il basso che non finisce mai perché gli interessi sul capitale monetario tendono sempre a crescere e per essere ripagati devono generare altro debito che va ad incrementare la quota di interessi del capitale complessivo.

Il Credito di vita non sostituisce il reddito da lavoro ma si affianca ad esso e la sua determinazione deve tendere ad un importo almeno sufficiente alla sussistenza, in modo che tutti possano avere i mezzi e il tempo necessario per sviluppare il proprio talento e la propria creatività. Solo stimolando la creatività e svincolando, almeno per la parte relativa alle necessità vitali, il reddito dal lavoro, si può ottenere così una crescita del Capitale sociale.

La creazione del denaro deve essere effettuata sugli investimenti secondo un criterio rigidamente automatico. Questo evita che la gestione del credito possa tradursi in un potere discrezionale che è assolutamente deleterio sia se esso è gestito da politici, sia se è invece detenuto da tecnici finanziari che, attraverso di esso, gestiscono così un enorme potere.

Il Capitale sociale può essere espresso con un numero che sostanzialmente coincide con la massa monetaria nel suo complesso o con una porzione di essa. Ovviamente questa coincidenza sarà molto più precisa in un ambiente economico che in cui viene emesso denaro sugli investimenti, ma grosso modo anche oggi possiamo dire che in sostanza la massa monetaria non speculativa  –  vale a dire l’insieme degli strumenti finanziari che svolgono funzione monetaria escludendo parte consistente dei derivati –  coincide con il Capitale sociale.

La capacità di credito individuale sarà quindi una quota della massa monetaria disponibile per ciascun membro della società. Quota sulla quale ciascuno può avere credito e deve averlo se lo richiede, che noi definiamo Credito di finanziamento. Questa capacità di credito può essere ceduta ad un terzo esattamente come ora si acquistano le azioni di una società in Borsa o al momento della costituzione. Dal punto di vista individuale, quando qualcuno chiede una emissione di moneta a fronte della propria capacità di credito, questa si azzera e si ricostituisce man mano che la persona restituisce il credito ottenuto.
Nella FAZ quindi a fronte della richiesta di realizzare una attività economica, viene creato il denaro emettendo una somma per l’investimento, il Credito di finanziamento, e compatibilmente con i tempi di realizzazione di questa, viene creata una corrispondente somma da distribuire a tutti i partecipanti alla FAZ, il Credito di vita.
Questa emissione è pienamente giustificata nell’equazione di Fisher o degli investimenti, poiché ad un incremento delle attività deve corrispondere un incremento della massa monetaria.

Moneta della FAZ. Nella FAZ, il denaro viene emesso applicando su di esso la tassa di demurrage.  Il demurrage agisce in modo simile ad un canone di noleggio, per cui più è lungo il noleggio maggiore è il canone. E quindi a chiunque detenga la Moneta della FAZ  viene addebitata la tassa di demurrage in proporzione al tempo che la detiene.  Poichè la Moneta della FAZ  esiste solo  in forma elettronica,  è facile conoscere esattamente quanto tempo è trascorso tra il momento in cui un utente riceve una unità monetaria e quando questa viene trasferita ad un altro utente.

I due effetti importanti legati all’uso di denaro basato su demurrage sono che il denaro non crea debito ed il secondo che esso scompare dal sistema mano a mano che le attività che esso ha contribuito a creare diventano obsolete. Il livello di demurrage dipende da una funzione che è descritta dal tasso medio di obsolescenza delle attività create.  Il demurrage inoltre impedisce anche l’accumulazione di capitale finanziario e favorisce la massima velocità di circolazione della moneta.

Secondo la legge di Gresham ( “la moneta cattiva scaccia quella buona”) una moneta a demurrage è una “moneta cattiva”, perché l’aumento della velocità di circolazione stimolata dal demurrage, spinge gli utenti ad usarla e fa sì che la moneta fiat (euro, dollaro, yen) venga invece tesaurizzata.

Questo ha portato l’economista tedesco-argentino Silvio Gesell a proporre il demurrage  come un mezzo per aumentare sia la velocità del denaro che lo sviluppo dell’attività economica complessiva.

“ Solo un denaro che va fuori data come un giornale, marcisce come le patate, arrugginisce come il ferro, evapora come l’etere, è in grado di funzionare come strumento per lo scambio di patate, giornali, ferro ed etere.“.

-  Silvio Gesell, “L’Ordine Economico Naturale”

A differenza dell’inflazione, il demurrage riduce gradualmente solo il valore della moneta detenuta. Funziona come un interesse negativo sulla moneta detenuta, mentre invece l’inflazione riduce anche il valore del risparmio e dei fondi pensione ed aumenta il valore del canestro di beni fondamentali  noto come Consumer Price Index (CPI). Sia l’inflazione che il demurrage riducono il potere d’acquisto del denaro detenuto nel corso del tempo, ma il demurrage lo fa attraverso un prelievo regolare e fisso, mentre l’inflazione lo fa in modo non fisso e in una varietà di modi che è non è sempre facile da prevedere.

La perdita di valore e cioè di massa monetaria è fondamentale per poter creare moneta non scarsa. Poiché la moneta progressivamente scade ed esce dalla massa monetaria che diminuisce, si può emettere moneta in surplus, di fatto operando un “deficit spending” keynesiano senza creare debito.
L’impossibilità di accumulare il denaro elimina definitivamente il problema della Trappola della liquidità di Keynes  che è uno dei problemi alla base della attuale crisi finanziaria e dell’impossibilità di uscirne.
Allo stesso tempo, vista nell’ottica dell’equazione di Fisher, una moneta a demurrage permette di generare un ambiente economico tendenzialmente deflazionario, poiché la massa monetaria tende a ridursi progressivamente e cresce solo per gli investimenti. Se la creazione di ricchezza è maggiore del fattore due ipotizzato, i prezzi dovrebbero tendere a calare e questo potrebbe giustificare ulteriori emissioni di denaro per il Credito di vita.
Questo ambiente rende ragionevole anche la Legge di Say, poiché ogni emissione monetaria per investimento viene accompagnata da un’emissione monetaria per il consumo e quindi ne viene favorito il collocamento.
Un esempio storico.  Negli anni trenta dello scorso secolo, un gruppo di sedici imprenditori svizzeri, per far fronte alla crisi del  1929, che è paragonabile all’attuale, in cui vi era un 50% di disoccupazione ed una drammatica carenza di liquidità,  decisero che avrebbero fatto di testa loro e iniziarono a stampare denaro. Erano in sedici ed era il 1934. Fecero un denaro un po’ particolare che non poteva essere accumulato perché era gravato da un tasso negativo, un demurrage come si dice in termini tecnici, per cui dopo un certo periodo perdeva completamente valore. Lo chiamarono WIR abbreviazione di Wirtschaftsring, che significa “circuito dell’economia” ma in tedesco è anche il pronome personale plurale “noi”. L’associazione prendeva i crediti inesigibili degli associati –  che usando la nostra terminologia sono frazioni del Capitale sociale –  e gli dava in cambio un equivalente in WIR, con cui l’associato poteva effettuare pagamenti solo all’interno del circuito. In pochi mesi gli associati divennero migliaia e l’associazione WIR contribuì non poco alla ripresa ed alla stabilità dell’economia svizzera in quel periodo difficile. L’esperienza è poi proseguita nel dopoguerra, e l’associazione ad un certo punto si è trasformata in banca. Ha dovuto rinunciare al tasso negativo per il diktat della Banca Centrale Svizzera, ma le operazioni vengono tutt’oggi effettuate a tasso zero. Attualmente il circuito WIR conta 65.000 imprese e nel 2011 ha effettuato prestiti per oltre 18 miliardi di franchi. Il nostro progetto vuole ripercorrere quella strada, eccellente per le piccole e medie imprese, con gli aggiustamenti e le correzioni che ci suggerisce l’esperienza passata e coinvolgendo nel progetto oltre alle imprese anche le persone singole e le pubbliche amministrazioni.

Conclusioni.  In conclusione, la FAZ è il sistema più diretto per costruire una società fondata su comportamenti solidali senza richiedere sacrifici e basandosi anzi, sull’interesse egoistico individuale. Rappresenta uno strumento che sostiene la domanda aggregata, con conseguente ripresa dell’economia reale locale, non arreca danni al sistema economico e finanziario in quanto non incide sul debito e favorisce lo sviluppo/evoluzione della rete culturale e sociale. La Moneta della FAZ impedisce in buona misura l’accumulazione del denaro e spinge le persone a spendere i soldi per alimentare la propria capacità di fruizione e quindi la creatività. Alla fine, lo stimolo principale sarà proprio la creatività ed il raggiungimento di obiettivi ambiziosi in questo ambito. Con la stessa logica che anima il mondo dell’open source, le persone saranno portate a collaborare per cercare gloria personale e non un denaro che vale solo come unità di conto. Sarà un processo lungo e doloroso quello di togliere dalla testa della gente la divinità del denaro e la sua funzione salvifica dell’anima. Ma alla fine, la Moneta della FAZ ha essenzialmente questa funzione: se il valore non sta più nelle cose ma nelle persone, che senso ha continuare a cercarlo fuori di sé?

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